

Bianca Di Giacomo
Architetto con oltre 20 anni nella progettazione e gestione aziendale in una impresa di costruzioni, ho maturato parallelamente una lunga e consistente esperienza nella pianificazione e organizzazione autonoma di viaggi, sviluppando itinerari spesso non convenzionali.
Ho ideato e realizzato viaggi in oltre 50 paesi, anche in contesti complessi o poco accessibili, orientati alla comprensione dei territori, al dialogo con le culture locali e alla costruzione di esperienze significative, promuovendo un modello di turismo trasformativo per chi viaggia e rigenerativo per le comunità che accolgono.
Da sempre studiosa di popoli e destinazioni, ho approfondito la mia preparazione attraverso corsi universitari di antropologia culturale e di etnografia:
- “Anthropology”, Yale University
- “The worldview of Thomas Berry: The flourishing of the Earth Community”, Yale University
- “Moralities of everyday life”, Yale University
- “International women’s health and human rights”, Stanford University
- “Why we post: the anthropology of social media”, University College London
- “Tropical forest landscapes 101: conservation and restoration”, Yale University
- “The living Amazon: Science, Cultures and Sustainability in Practice”, SDG Academy
- “Indigenous Canada”, University of Alberta
- “Arctic People and Cultures”, University of Alberta
Oggi ho tradotto queste basi umanistiche e progettuali nella curatela di viaggi d’autore e programmi di formazione, perfezionando le mie competenze tecniche con un corso di specializzazione in Travel Design presso l’Accademia Creativa Turismo (ACT) in collaborazione con Idee per Viaggiare. Sono inoltre Accompagnatore Turistico abilitato con patentino e Guida Ambientale ed Escursionistica iscritta ad Assoguide.
Collaboro con selezionati Tour Operator alla cui direzione tecnica sono affidate la realizzazione operativa e la titolarità giuridica dei miei viaggi, a tutela del viaggiatore e nel pieno rispetto della normativa turistica vigente.



Ho esperienza decennale nella consulenza e assistenza ai processi di ammissione alle università estere. La consolidata conoscenza del sistema universitario inglese, europeo e americano mi ha permesso di aiutare studenti interessati ai percorsi di laurea all’estero, accompagnandoli in viaggi di orientamento e in tutto il complesso iter di selezione. I ragazzi che ho seguito sono stati ammessi a: Imperial College London, UCL University College London, King’s College London, LSE London School of Economics, University of Edinburgh, University of Bath, University of Bristol, University of Sheffield, University of Southampton, TU Delft University of Technology, ESCP Business School Paris, Purdue University negli Stati Uniti.
Se non sono in viaggio, divido il mio tempo tra Roma, Londra, Parigi, Singapore e New York, dove i miei figli vivono, studiano e lavorano.
Un lungo viaggio

Inseguo domande perse, ma
poi il mondo mi distrae e trova
il modo per farmene altre.

Essere bambini negli anni ’70 significava credere che la terra finisse all’orizzonte, dove dovevano esserci quelle città con le K, esotiche abbastanza da poter essere i confini del mondo: Timbuktu, in cui un perfido maggiordomo avrebbe spedito per sempre gli Aristogatti, e Bangkok, dove la mia confusa geografia di seienne piazzava la Via della seta e l’Indocina, deserti e foreste, i mari del Sud, il Vecchio e il Nuovo mondo, Salgari e Jules Verne.
Furono le mappe che riempivano la scrivania di mio padre prima di ogni estate a stravolgere le mie certezze, dandomi la consapevolezza che a Timbuktu sarei potuta arrivare e che crescere in una famiglia di viaggiatori mi avrebbe portato ben oltre quell’orizzonte.
L’Europa, attraversata in lungo e in largo con la macchina di papà, è stata l’inizio di un andare mai più interrotto. Mio fratello che dormiva sul lunotto. La paura dei cecchini sulle colline alle frontiere dell’Est, quando l’Est era muri e filo spinato.
Da mio padre ho imparato a viaggiare nell’era analogica e ad amare i mesi di studio e preparazione, le informazioni appese a precarie telefonate intercontinentali, i giorni in attesa di un fax, la comunicazione a gesti e sorrisi, il senso di smarrimento una volta tornata a casa. Ho imparato che il viaggio è già prima, è durante ed è dopo.





Negli anni ’90 le prime piste nel deserto. Una mappa, una bussola e l’incoscienza dei vent’anni hanno accompagnato errori ed inseguimenti di elefanti, la jeep ribaltata e la tenda sul tetto che mi ha salvato la vita. L’Africa mi ha insegnato il problem solving e la prudenza, ma anche che l’Ubuntu dà senso allo stare al mondo. Dagli Inuit ho imparato la resistenza e l’orgoglio artico, e che l’aurora è l’anima danzante dei defunti. Il giovane Lakota “orso lungo”, che monta a pelo il suo cavallo ma intanto sogna Harvard, mi ha raccontato un’altra America. L’Asia delle sanguisughe nei calzini, dei riti tribali nella foresta che avvolge e mescola uomini, spiriti e natura, ha scardinato i miei punti di riferimento. I beduini del Medio Oriente mi hanno insegnato che i deserti non sono mai uguali. L’Amazzonia mi ha inghiottito, stordito e stregato, come fanno gli incantesimi.



Quarant’anni di incontri, di popoli e persone, nel corso dei quali i miei quattro figli sono diventati i miei compagni di viaggio, imparando presto a riconoscere le coordinate essenziali: si viaggia leggeri, di bagagli e di cuore; si ascolta con la stessa attenzione un verso, il silenzio e il racconto di un uomo; si attraversa il mondo e la vita con confidenza, e non si sa mai, con l’amuleto dello sciamano nella tasca; si toglie la buccia alle cose e ai pensieri, perché l’essenza è sempre nascosta; si passa il confine disposti a perdere l’equilibrio e la strada, per inseguire una storia, o le nostre domande.
Nelle scelte di vita dei miei figli e nel loro sguardo sulle cose del mondo ho intravisto l’immenso potere trasformativo dei viaggi, a tal punto da volerne fare una missione educativa con l’obiettivo di dare un piccolo contributo al cambiamento delle persone e del pianeta.

Così è nato Vie Diverse.